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Elogio alla solitudine

Ginestra in solitudine Progetto Horus Maurizio Corona

Elogio alla solitudine”

L’Eremita

Spesso ci capita di avere a che fare con persone che passano molto tempo in solitudine, magari anche in mezzo agli altri, e “ironicamente” li definiamo eremiti.

La carta dell'eremita nei Tarocchi di Marsiglia, che ha la solitudine tra le principali caratteristicheMa chi è l’eremita? Cosa rappresenta?

Si può ritenere un “eremita” colui che, attraverso la solitudine, la solitudine “creativa”, usata come strumento per mettere in crisi l’ego, rinasce a nuova vita (il 13 è il suo complementare) esprimendo al meglio l’Io interiore. La ricerca e il raggiungimento del contatto con la spiritualità, avviene attraverso la ricerca della luce interiore, sprofondando in una grande crisi e dando inizio alla mutazione (9 sono i mesi della gestazione), al cambiamento e alla saggezza.

Fabrizio De Andrè (9 nel lavoro) e Ivano Fossati (9 in risposta automatica al conflitto) scrivono assieme molti anni fa, il testo di questo bellissimo brano, che vi riproponiamo qui di seguito, che così bene esprime le caratteristiche dell’uomo con la barba che cammina all’indietro col bastone della passione… Buona lettura

Illumina il tuo cammino

Tiziana Cuccu

 

la solitudine dell'uomoElogio della solitudine – Fabrizio De André (Brano tratto dall’album “Ed avevamo gli occhi troppo belli”)

C’è un UOMO che non disdegna la Solitudine, non la teme, non la disprezza. Non la considera una sventura, anzi spesso la ricerca per farsi compagnia.

In sua compagnia quell’UOMO può guardare dentro se stesso pur sapendo che scorgerà sempre e solo un tenue raggio di luce, mai il chiarore completo del giorno.

Dentro l’apparente abisso della Solitudine quell’UOMO ama sprofondare. Dentro quell’abisso infatti egli raggiunge la sommità del cielo ed ammira l’infinito tutt’intorno.

L’UOMO che frequenta la Solitudine, sa quanto importanti sono i suoi simili per lui e quanto smisuratamente ne ha bisogno.

L’UOMO la cui mano è stretta a quella della Solitudine ha imparato che molto più numerose sono le mani di quelli che cercano le sue.

L’UOMO che trova riparo all’ombra della Solitudine, sa quanto grande è lo smarrimento di chi, dentro a pareti di cemento armato, cerca rifugio senza mai trovarlo.

L’UOMO che siede stanco ai piedi della Solitudine, sa quanto affaticati e gonfi siano i piedi di coloro che senza mai fermarsi, corrono tutta la vita senza una meta.

L’UOMO che sa gustare il cibo invisibile che la Solitudine gli porge, sa quanto grande è la fame di coloro che pensano soltanto a riempire il carrello della spesa e i ripiani del frigo.

solitudine friedrichL’UOMO che si disseta dell’acqua che la Solitudine gli versa nel cavo delle mani, sa quanto inestinguibile è la sete di coloro che scambiano uno zampillo di sorgente, per un vuoto a perdere pieno di bollicine o alcol.

L’UOMO che ama ed è ricambiato dalla Solitudine, custodisce per se ogni cosa del passato, afferra con le braccia il presente e guarda lontano al domani.

Quell’UOMO è geloso della sua Solitudine, non la scambia perciò con quella di nessuno altro. E la difende a denti stretti e con le mani ferite, la sua Solitudine quando gli altri gliela vogliono rubare.

Quell’UOMO in compagnia della sua Solitudine non si sente mai solo, mai perde il coraggio e la forza.

Di quell’UOMO e della sua Solitudine nessuno potrà mai temere alcunché.

TESTO DI FABRIZIO DE ANDRE’

Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili, credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.

Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti. E’ che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura.

Senti anche Tu il bisogno di stare in solitudine ma Ti senti spesso inadeguato? Vuoi approfondire come vivere al meglio il Tuo bisogno di solitudine pur stando in mezzo agli altri? Scrivici pure la tua esperienza nel form contatti o mandami una mail all’indirizzo tizicuccu@hotmail.com. Cercheremo di indicarti il corso migliore per te 😉

 Illumina il Tuo Cammino

Tiziana Cuccu

1 Comment

  1. Giuseppe Atzei ha detto:

    Ho sempre avuto un grosso problema con la solitudine. Da sempre quando vengo lasciato solo all’improvviso (per esempio durante un lavoro che devo fare con altre persone) entro in conflitto, mi chiudo in me stesso e soffro anche di dolori fisici. E’ probabile che tutto ciò derivi dal fatto che all’età di 5 anni sono stato messo in collegio e quindi abbandonato (lasciato solo) dalla mia famiglia. Grazie al percorso intrapreso con ProgettoHorus ho imparato a vedere le cose sotto un altro aspetto. Mi sono accorto che non mi dispiace lavorare da solo.Da solo produco meglio e di più, mi organizzo i tempi, decido io come muovermi. Credo che stare soli sia il modo migliore di entrare in contatto con il nostro Essere interiore.

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